«I giovani sotto il fascismo.
Il progetto educativo di un dittatore»

(a cura di Roberto Chiarini e Elena Pala)

Villa Bertelli – Forte dei Marmi
Via Giuseppe Mazzini, 200

 

19 marzo-6 giugno 2021

L’influenza sulle giovani menti e il sistematico indottrinamento dell’intero universo, che ruotava intorno ai bambini e ai ragazzi durante il Ventennio, sono il tema della nuova mostra I giovani sotto il fascismo. Il progetto educativo di un dittatore, che verrà inaugurata a Villa Bertelli a Forte dei Marmi venerdì 19 marzo e rimarrà al secondo piano della Villa fino al 6 giugno. La mostra, che  al momento rimarrà chiusa fino alle nuove disposizioni governative, è un rigoroso percorso storico e scientifico, egregiamente curato dal Prof. Roberto Chiarini, storico e scrittore, ordinario di Storia contemporanea e di Storia dei partiti alla Facoltà di Scienze Politiche all’Università Statale di Milano e dalla Prof.ssa Elena Pala, docente di Storia contemporanea alla facoltà di Scienze Internazionali e Istituzioni Europee dell’Università degli Studi di Milano, che ne hanno già gestito ideazione e allestimento lo scorso autunno a Palazzo Martinengo con il patrocinio del Comune e della Provincia di Brescia e dell’Assessorato alla Cultura della Regione Lombardia. Grazie al valido e accurato lavoro svolto, l’esposizione è in grado di stimolare una riflessione critica su come il regime abbia riversato tutte le sue energie sulla generazione nata nel Ventennio, immergendola letteralmente in una realtà di simboli, riti, pratiche educative e ricreative, volte alla sottomissione e al modellamento della coscienza e con parole e documenti di straordinaria efficacia, rivela un percorso inedito di un monumentale, quanto miratoprogetto educativo.

 

“A nome del Comitato– ha dichiarato il presidente di Villa Bertelli Ermindo Tucci – ringrazio il prof. Chiarini e la prof.ssa Pala per aver accettato il nostro invito a venire a Forte dei Marmi. La mostra sarà l’occasione per comprendere un periodo lungo, controverso e tragico della storia d’Italia che, nello specifico, ha coinvoltoquella che al tempo era la generazione del futuro e ci permetterà di capire come la dittatura riesca a manipolare le menti, avendo forse maggiore possibilità di azione quando si rivolge ai bambini e ai ragazzi. Un messaggio chiaro anche nella realtà dei nostri giorni”.

 

“Sono passati settantacinque anni dalla caduta del fascismo – scrive la prof.ssa Pala nella presentazione – si sono succedute almeno tre generazioni di italiani, eppure non si è ancora sedimentata nel Paese una memoria del Ventennio, impossibile da condividere, ma neppuredepurata dalle passioni politiche, che hanno infiammato gli animi lungo tutta la storia della nostra Repubblica. Il risultato è che sul conto del fascismo si è svicolato. Ora con la sua demonizzazione. Ora con la sua rimozione. Ora con la sua cancellazione. Ma la storia non si può, però, rimuovere. Da qualche parte fa capolino e imbarazza. Capita così che prima o poi, magari curiosando tra gli scatoloni confinati in soffitta o sfogliando carte ingiallite di famiglia, scopriamo fotografie di padri, nonni, parenti in orbace o lettere di familiari sorprendentemente osannanti il duce. Scatta allora la sollecitazione della conoscenza. Chiediamo ragione di questo coinvolgimento massiccio e capillare degli italiani con l’esperimento totalitario messo in atto dal regime: un esperimento collettivo di rivoluzione antropologica, volto a rigenerare il carattere degli italiani per farne degli “italiani nuovi”. Oggi Balilla e Avanguardisti, domani soldati di un’Italia in guerra per l’edificazione di un Impero. L’obiettivo della mostra è proprio quello di cercare di approfondire come sia potuto accadere che un intero Paese sia caduto vittima di un “annebbiamento” della coscienza. Abbiamo scelto un tema utile a dare una risposta all’esito catastrofico del conflitto e ad approfondire le modalità con cui un regime totalitario sia stato capace di irreggimentare, mediante una sistematica azione di indottrinamento, un’intera generazione di italiani. L’intento della mostra e del catalogo è di stimolare nel visitatore e nel lettore una curiosità illuminata e una riflessione critica sull’argomento”.

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